25 aprile 2014 - Sassari, Palazzo Ducale

CERIMONIA ISTITUZIONALE ORGANIZZATA A SASSARI PER CELEBRARE LA LIBERAZIONE DAL NAZI-FASCISMO


Buongiorno a tutti, un saluto alle autorità, alle associazioni combattentistiche e d’arma, a quelle partigiane.
Il 25 Aprile è per me, ma per tutti noi che siamo qui oggi, un giorno speciale.
E lo è ancora di più perché con orgoglio per la nona volta sono qui a Palazzo Ducale per deporre una corona d’alloro, questa volta a nome del Consiglio regionale della Sardegna, per ricordare tutti coloro che combatterono, anche perdendo la vita, per sconfiggere il regime nazi-fascista ed arrivare alla liberazione dell’Italia in quel 25 aprile del 1945.
E non è un caso che per la mia prima uscita ufficiale come Presidente del Consiglio regionale della Sardegna, abbia scelto di essere qui a Sassari in quest’occasione, tra la mia gente, i miei concittadini e tutte le persone che come noi non vogliono dimenticare, ma anche per sottolineare una nuova vicinanza della Regione alla Città.
Il 25 Aprile è una data importante per la storia del nostro Paese. La mia è una generazione che grazie a quella lotta e a quei combattenti è cresciuta nella libertà, nella democrazia e nella pace, con le testimonianze dei genitori e dei nonni che hanno rappresentato la memoria storica con cui ci siamo formati e siamo cresciuti.
L'abitudine alla libertà e alla democrazia non può far dimenticare il senso della privazione, il significato della negazione dei diritti fondamentali, la negazione delle intelligenze, l'oppressione, la persecuzione e quanto di peggio sia riuscito a rappresentare l'uomo su altri uomini.
Anche per questo sono convinto che la Festa della Liberazione non debba diventare un puro atto celebrativo. E mi piace ricordare con orgoglio che proprio nove anni fa come Sindaco e come Amministrazione, sentimmo il dovere e l’obbligo morale ed istituzionale, di riaprire in questa giornata, il portone di Palazzo Ducale, sede della Municipalità e casa di tutti i cittadini, e di scoprire proprio in questa sede una targa, questa targa, che ricordasse perennemente la data del 25 aprile 1945, giorno in cui l’Italia conquista la sua libertà.
Lo faccio perché spesso la memoria è labile e gli eventi e il tempo che l’accompagnano, a volte, non sono fedeli compagni di viaggio.
Un anno fa insieme ad alcuni assessori, oggi qui presenti, ho avuto la fortuna di condividere una delle esperienze più coinvolgenti dal punto di vista emotivo, ma preziose e uniche nella sua forza: visitare il ghetto ebraico della città di Cracovia e i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz – Birkenau, massima e più terribile espressione dell'odio e della discriminazione razziale. L'ho fatto insieme agli studenti degli istituti superiori della città, ma non solo con loro perché il progetto ha coinvolto ragazzi provenienti da tutta la Penisola.
Ringrazio ancora per questo l’Arci Sardegna che in partenariato con l'associazione culturale Terra del Fuoco ha permesso a me e ai ragazzi con i loro insegnanti di vivere un’esperienza unica che tutti almeno una volta nella vita dovrebbero fare per non dimenticare mai: un percorso alla conoscenza della Storia, della Memoria e delle Testimonianze sull'Olocausto, terribile e sconvolgente ma assolutamente necessaria.
Proprio per queste ragioni mi dovete consentire, in questa giornata, una nota polemica.
Io sono convinto che lo strumento della satira e dell'ironia possano essere utili e positivamente utilizzati anche nella quotidianità della politica. Credo però che esistano degli argomenti per così dire ‘sacri’ su cui non si possa scherzare e che non debbano essere usati da nessuno per strumentalizzazioni politiche. Ecco, uno di questi è sicuramente il dramma della Shoah, dello sterminio, dei campi di concentramento.
E credo che quando si sbaglia, sopratutto su certi temi, bisogna ritrovare il buon gusto di riconoscere gli errori e chiedere scusa a chi si è sentito giustamente offeso.
Sono passati 69 anni da quel 25 aprile 1945. Una data simbolo che segna la sconfitta del nazifascismo e la nascita del nostro stato democratico. Ritengo che, proprio per il crescere delle distanze temporali, sia necessario un sempre maggiore impegno da parte delle istituzioni, e con esse rivolgo l’invito anche a me stesso, affinché quanto accaduto non venga dimenticato, avendo cura e maggiore consapevolezza del valore della democrazia che oggi consente ad ognuno di noi di essere liberi, perché le generazioni future abbiano a godere di questo bene prezioso.

Viva sempre la Repubblica democratica, nata dalla Resistenza!



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