25 settembre 2015

LEGGE STATUTARIA E DIFESA DELLA SPECIALITA’, IL PRESIDENTE GANAU INTERVIENE AL SEMINARIO DELL’ ISPROM


Buona sera e ben trovati, un saluto a tutti e in particolare agli illustri relatori e agli ospiti di questo importantissimo seminario di studi, promosso dall’Isprom in collaborazione con le Università degli Studi di Cagliari e Sassari che ringrazio per l’opportunità di confronto. A me l’arduo compito di fare le conclusioni della due giorni del convegno sul tema “Autonomia speciale della Sardegna, studi per una riforma”.
Attraversiamo un periodo delicatissimo, nel quale le regioni a Statuto speciale sono indubbiamente sottoattacco, un attacco diretto al regionalismo che va in qualche modo contrastato. La politica è riuscire a confrontarsi con la realtà e capacità di saperla interpretare.
Personalmente sono convinto che oggi la specialità della Sardegna mantenga intatte tutte le motivazioni da cui tre origine, in primo luogo, purtroppo, per deficit oggettivi, carenze infrastrutturali, assenza di una vera continuità territoriale, una viabilità interna inadeguata. In campo energetico la Sardegna è l’unica regione italiana a non poter fruire di energia a basso costo, il metano per intenderci, con conseguente grave penalizzazione e maggiori costi per le attività produttive e i cittadini.
E’ l'unica regione italiana senza un autostrada, con un indice infrastrutturale (strade, ferrovie, porti, aeroporti) pari a 50, fatta 100 la media nazionale. Indice che se riferito al sistema ferroviario scende al 17,4 su 100. Di conseguenza il 75% del totale dei trasporti (persone e merci) si svolge su gomma e su una struttura stradale fortemente inadeguata. A questo si aggiunge l'assenza di continuità territoriale con il resto della nazione, in particolare quella aerea, che si somma agli alti costi di quella marittima.
L'extra tempo di trasporto per merci e passeggeri è calcolato in oltre 16 ore in inverno e 5,30 ore in estate, costituendo, unitamente al costo aggiuntivo, un’ ulteriore condizione sfavorevole per ogni tipo di attività produttiva ed economica (inclusa quella turistica). Ragion per cui la Sardegna si colloca all'ultimo posto nella graduatoria nazionale per possibilità di insediamento produttivo e di sopravvivenza nel tempo delle attività insediate.
Ancora, la nostra regione sopporta il 68% del totale delle servitù militari dell'intera nazione con conseguente forte limitazione della sovranità territoriale e delle possibilità di sfruttamento e valorizzazione di vaste ed importanti aree.
Un gap sempre più ampio rispetto alle altre regioni che viene alimentato da un inarrestabile spopolamento dell’isola, soprattutto nelle zone interne, per il quale o siamo in grado di dare risposte immediate o difficilmente la Sardegna potrà rialzarsi.
E in merito, credo che la Regione stia facendo un ottimo lavoro di contrattazione con il Governo e con la stesura del disegno di legge sulla riorganizzazione della Regione, indispensabile per sburocratizzare e favorire un alleggerimento delle funzioni gestazionali dell’Ente. Così come, a breve, l’Assemblea parlamentare sarda sarà chiamata a discutere la legge sul riordino degli Enti locali, con la quale verranno potenziate le funzioni dei comuni, ma sbaglia chi pensa che oggi non sia più necessaria una forma di coordinamento sovra comunale.
La Sardegna punta però all’ attualizzazione dello Statuto e quindi ad una attività adeguatrice della specialità, perché ad essa lega il destino del proprio progresso e della propria crescita civile e sociale.
In questo quadro le norme di attuazione appaiono uno strumento utile e collaudato. Se correttamente utilizzate possono favorire una compiuta attuazione della specialità e una corretta ripartizione di funzioni, specie se inserite in un quadro di indirizzo condiviso e di reciproco affidamento fra Governo e Regione.
Ma attenzione, la mancanza di norme di attuazione non può essere un freno all'attuazione degli statuti. Oggi è chiarito che non sempre sono necessarie ed è pacifico che la questione è soprattutto di ordine finanziario. Infine, credo sia necessario definire al più presto la legge statutaria e una nuova legge elettorale che superi i limiti e le contraddizioni evidenti di quella attuale. Ad iniziare da una corretta rappresentanza di genere e territoriale e di pieno rispetto dell’espressione del voto popolare.
Sulla Statutaria ricordo che la discussione può tranquillamente partire da quella già approvata e non promulgata nelle precedenti legislature.
La specialità regionale non costituisce un privilegio ma un modello per arrivare ad un regionalismo differenziato che risponda alle reali esigenze delle diverse aree geografiche.