12 gennaio 2015

IL PRESIDENTE GANAU INTERVIENE AGLI STATI GENERALI SINDACALI DELLA CHIMICA SARDA

 

Le domande che le forze sindacali pongono oggi alla politica regionale sono estremamente evidenti e necessitano di risposte chiare ed urgenti:
- per la Regione è importante favorire un processo di riconversione industriale?
- è urgente programmare la sostituzione della chimica tradizionale con quella verde?
- come si interviene sui costi dell'energia termica?
Proverò a sintetizzare in merito il mio pensiero.
Innanzitutto credo vada fatta una vera e propria battaglia culturale per sconfiggere le posizioni oltranziste che individuano nella chimica e più in generale nell'industria il nemico da battere, proponendo modelli di sviluppo che non comprendono attività industriali. Di fatto si propongono modelli molto simili a quello adottato negli anni sessanta della monocultura, allora industriale, di cui oggi paghiamo tutte le conseguenze negative.
Sono convinto che la nostra isola abbia necessità di costruire un modello di sviluppo equilibrato e competitivo, basato principalmente sui settori industriale, agricolo e turistico-culturale. Modello sostenibile e rispettoso dell'ambiente.
Perché questo si realizzi è indispensabile partire dal problema del risanamento ambientale e dalle bonifiche delle aree industriali inquinate, con l'obiettivo di renderle e nuovamente disponibili (le aree) per nuovi insediamenti produttivi o per una riconversione turistica.
Sono convinto che debbano essere accelerate tutte le procedure burocratico-autorizzative e sollecitati i protagonisti a produrre (tutti) gli investimenti necessari per arrivare al risultato.
Guardo con diffidenza agli accordi della parte pubblica con i soggetti privati, responsabili delle bonifiche, che prevedono - in cambio di risorse economiche - il passaggio degli interventi di risanamento alla parte pubblica.
E temo, sopratutto nei casi complessi, il rischio di un’ inadeguatezza delle risorse e di un’incompletezza degli interventi che costringerebbero il pubblico a sobbarcarsi di costi che non gli competono.
Sono convinto che al pubblico spetti il compito di controllo e di sollecitazione degli interventi cui sono obbligati i soggetti privati.
Parlando di industria, le difficili contingenze di natura internazionale spesso sono solo alibi per avallare scelte che indirizzano gli investimenti in altre aree.
Non si può prescindere dalla difesa dell'esistente aprendo un confronto a tutto campo con chi sta smobilitando anche dagli ultimi presidi sardi.
Va favorita e sostenuta sino in fondo la scelta della chimica verde ed ogni investimento, (nel campo) sia per quanto riguarda l'esistente, sia per quanto riguarda nuovi insediamenti, con una particolare attenzione all'utilizzo delle risorse europee specificamente dedicate a questo settore.
Molta attenzione va posta agli impegni presi e contenuti nel protocollo di intesa firmato da ENI, Governo, Regione e Sindacati e sugli investimenti di Porto Torres chiedendone la piena attuazione e vigilando sulla diffusa sensazione di disimpegno da parte dell'ENI. Sensazione che nasce dalla messa in discussione di aspetti presentati inizialmente come strategici nell'intervento. Contemporaneamente va sviluppata la filiera agricola che, dopo opportuna sperimentazione e verifica, può produrre importanti economie anche nel settore agricolo.
Per fugare le paure di squilibri ambientali, utilizzate per bloccare ogni sviluppo, ruolo determinate devono avere gli studi e il controllo delle Università regionali che dovranno certificare impatti e risultati, in modo da dirigere le scelte della filiera verso le migliori soluzioni.
È evidente che parallelamente devono essere definite le condizioni per favorire i nuovi insediamenti produttivi e lo sviluppo a valle delle produzioni della chimica verde.
Per questo, oltre alla realizzazione delle bonifiche, necessarie per il recupero delle aree industriali, è indispensabile agire con interventi di infrastrutturazione delle stesse e più in generale dell'intera Regione. Si pensi solo alla viabilità interna e ai problemi di natura immateriale come la continuità territoriale delle merci.
Sarà necessario valutare ogni tipo di agevolazione fiscale come quella contenuta in finanziaria di esenzione dell'IRAP per cinque anni alle nuove imprese. Si pensi al modello Sulcis e alla valutazione sugli eventuali vantaggi di aree franche. Ma esiste un altro tema su cui è indispensabile fare scelte rapide: quello dei costi dell'energia. Senza la soluzione di questo problema non è possibile prevedere uno sviluppo competitivo di nessun comparto.
Sono stato assolutamente favorevole alla messa in discussione (spero nel definitivo abbandono) del progetto del metanodotto dall'Algeria (GALSI). Ma sul tema della metanizzazione dell'isola devono essere fatte scelte immediate. Innanzi tutto favorendo la soluzione più conveniente e sostenibile: rigassificatori, depositi costieri?
Personalmente credo che la soluzione di rigassificatori possa adattarsi alle nostre esigenze ma la scelta, come ogni altra in questo campo, dovrà essere sostenuta da appositi pareri tecnici.
Deve essere dato impulso allo sviluppo della rete di distribuzione regionale, la cosiddetta dorsale sarda.
Sciolte le riserve sulle esigenze energetiche dell'isola, tenendo conto che se è vero che la crisi delle grandi imprese energivore ha causato l’ attuale contrazione dei consumi, dobbiamo pensare ad una Regione che riprende a svilupparsi pensando alle soluzioni per il collegamento con il continente che consenta l'esportazione dell’ eventuale surplus di produzione.
Su questo tema, sino alla realizzazione e messa in attività delle opere, deve essere sviluppato un importante confronto con il Governo per l'individuazione delle risorse ma anche per interventi di abbattimento degli attuali costi.
Credo che i temi trattati siano tanti e sicuramente complessi e meritino riflessioni e confronti ben più profondi, ma ho un’ unica certezza: quest’ amministrazione regionale ha l'obbligo di fare scelte ragionate in tempi rapidissimi e di avviare gli interventi necessari, pena un fallimento non solo delle proprie politiche ma dell'intera Sardegna.