2 marzo 2017

SEDUTA CONGIUNTA CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE LOCALI


Auspico che questo appuntamento sia l'inizio di un rapporto più stretto tra il Consiglio delle autonomie locali della Sardegna e il Consiglio regionale, con la convinzione che una corretta e continua dialettica tra Enti locali e Regione sia alla base di un’ adeguata gestione delle tante criticità  che affliggono la nostra isola.

L’incontro di oggi avviene alla vigilia della discussione della legge di stabilità 2017, che contiene tutti i riferimenti per le politiche di governo dell'anno in corso. Una finanziaria che viene definita in una contingenza complessa che si confronta con le tante difficoltà ed emergenze dell'isola,  emergenze che se non opportunamente affrontate, si ripercuotono sugli Enti locali e sui sindaci che rappresentano il riferimento diretto dei cittadini e dai quali per primi si pretendono risposte.

E proprio la mancanza o l’inadeguatezza delle risposte provocano gravissime tensioni sociali di cui i primi cittadini e gli amministratori locali rappresentano, purtroppo, i terminali, troppo spesso vittime di azioni criminose.

Ai sindaci va tutta la nostra solidarietà e supporto,  insieme a loro va fatto ogni sforzo per governare al meglio la complessità di questi  processi.

Per questo da sempre ritengo indispensabile il ruolo del CAL che rappresenta le nostre Autonomie locali, il secondo organo costituzionale della Regione con un compito istituzionale che può e deve essere, a mio avviso, rafforzato da un confronto costante con il Consiglio regionale e anche da una revisione della legge istitutiva n.1 del 2005 che preveda una modifica nell’attuale meccanismo dei pareri: in caso di parere contrario, per esempio, l'obbligo di ritorno in commissione del provvedimento per una nuova audizione ed una delibera motivata della commissione.

Abbiamo avviato una stagione di grandi riforme che devono essere portate a compimento ma che per la loro efficacia hanno necessità  di una piena condivisione.

Mi riferisco alla riforma degli Enti locali, ancora lontana dall'essere attuata, alla riforma sanitaria che trova forti motivi di contrasto nel riordino della rete ospedaliera che viene percepita come un’azione che sottrae servizi ai territori piuttosto che come efficientamento e miglioramento nella qualità dei servizi, forse perchè non preceduta da quelle risposte di riorganizzazione territoriale e di definzione della rete dell'emergenza, che ne giustificano la riorganizzazione; o ancora alla riforma di Forestas che oggi vive un momento di profonda crisi organizzativa di cui il Consiglio si sta occupando per trovare soluzioni adeguate, crisi che coinvolge direttamente i sindaci, primi interlocutori del malcontento.

Mi limito a questi esempi per sottolineare ancora una volta quanto stretto debba essere il rapporto tra rappresentanza degli Enti locali e Consiglio regionale. Ma più in generale siamo chiamati ad un confronto sulle  criticità di sempre: il tema dell'insularità, non ancora pienamente riconosciuta a livello nazionale ed europeo, principale causa dell'arretratezza della nostra isola o quelli della specificità della nostra terra che a causa della sua dispersione demografica non consente l'applicazione automatica di parametri nazionali. Mi riferisco al ridimensionamento scolastico e alla sanità che oltre certi limiti di applicazione, favoriscono lo spopolamento delle zone interne anzichè combatterlo, o ai temi dell'identità culturale e linguistica che fanno parte di un patrimonio comune di rivendicazioni che deve affiancarsi ed essere condiviso come vertenza e pretesa di diritti che lo Stato deve riconoscere, al pari della vertenza entrate. Anche su questi temi abbiamo l’obbligo di confrontarci per definire una piattaforma comune di riconoscimenti dovuti che sappia superare le differenze di appartenenza e rilanci la vertenza Sardegna.

 


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