5 giugno 2017

Progettare il futuro: convegno a Sassari



La proposta di mettere in piedi un gruppo di lavoro che veda impegnati intellettuali, politici e società civile nel progettare il futuro della nostra isola, trovando le soluzioni migliori perché possa concretizzarsi un progetto complessivo in cui si riconosce tutto il popolo sardo, aldilà delle appartenenze politiche del momento, è la sintesi finale del convegno promosso dalla Fondazione “Enrico Berlinguer” e dal Centro studi autonomistici “Paolo Dettori”.

Ho riaffermato che occorre ripartire dal riconoscimento pieno della condizione di insularità, condizione di specialità di per sé, per la maggiore esposizione a fenomeni migratori, di spopolamento, di difficoltà di trasporti e di approvvigionamento energetico, di fragilità della produzione agricola e di marcate differenziazioni dell'economia tutte condizioni che giustificano un regime differenziato e politiche mirate per le isole.
La battaglia per il riconoscimento della condizione di insularità della nostra Regione, credo sia una delle priorità. La specificità è un valore da rivendicare sempre caratterizzato da ragioni legate non solo alla condizione geografica, ma anche a forti valori identitari, come la lingua l'ambiente, la cultura e il paesaggio, che non sono abbastanza valorizzati nel testo del nostro Statuto.

Il rapporto tra Regione e Stato, in base allo Statuto e alla sua applicazione “un rapporto dialettico e continuo, in grado di adattarsi alle differenti condizioni politiche ed economiche le norme di attuazione sono lo strumento per rendere efficaci i contenuti dello Statuto, e anche nell'utilizzo di questo strumento abbiamo dimostrato scarsa capacità, rispetto alle altre regioni a Statuto speciale. Basti pensare che abbiamo ottenuto dodici decreti attuativi, a fronte dei settanta del Trentino Alto Adige, dei trentadue della Val d'Aosta e dei venticinque del Friuli Venezia Giulia. Serve quindi un'interlocuzione forte con il Governo che riparta dall'articolo 3 dello Statuto, purtroppo ancora pienamente attuale, su cui sono stati basati i due piani di rinascita, oggi ancora vivo perché evidenti quelle distanze siderali tra il nostro sistema economico e quello del resto d'Italia. In questo contesto si inserisce il Patto per la Sardegna, siglato con il Governo Renzi, che ha il limite di essere nato da un'interlocuzione tra esecutivi, senza una compartecipazione ampia alle scelte con la società civile che invece è quella che serve alle politiche che noi oggi dobbiamo mettere in campo. La mia convinzione è che se noi non colmiamo questi svantaggi strutturali, non ci sarà mai la possibilità di opporsi a fenomeni come quello dello spopolamento, primo grande problema della Sardegna che non riguarda ormai soltanto le zone interne, ma complessivamente tutto il territorio regionale.
Ed è con questo spirito che intendo partecipare al costituendo gruppo di lavoro.

Il testo del mio intervento