15 marzo 2016

CONVEGNO DI STUDI PER RICORDARE RENZO LACONI NEL CENTENARIO DELLA NASCITA (1916-2016)


Buongiorno a tutti,
è con grande piacere che porto il saluto mio e di tutta l’Assemblea sarda a questa importante iniziativa che ripercorre, attraverso qualificati contributi, la storia di Laconi come politico, intellettuale, costituente.
Quella di Renzo Laconi è una figura importante della storia della sinistra sarda e italiana, di cui resta testimonianza fondamentale il suo impegno nella Costituente, sia durante gli interventi in Assemblea che nella commissione del ‘75, risultando uno dei costituenti comunisti che più partecipò all’elaborazione della Carta Costituzionale.
Mi permetto di dire che oggi, in una fase di riforme Costituzionali così importanti, i suoi interventi andrebbero letti e riletti attentamente per gli alti principi contenuti su temi così sensibili come la separazione dei poteri, il ruolo della Corte costituzionale, la sovranità popolare come base del nuovo ordinamento giuridico, la rappresentanza politica e dei partiti. Senza mai tralasciare i riferimenti alla centralità del parlamento come organo competente in materia di potere legislativo. Laconi fu anche uno dei principali artefici del radicamento del concetto di Autonomia all’interno della sinistra sarda e meridionale. Mentre infatti ancora per tutto il '45, il PCI sardo rimaneva fermo in posizione di netta chiusura rispetto ad una soluzione autonomistica, Laconi avviava il dibattito sull’autonomia regionale.
È per noi costituente due volte, considerato il fondamentale contributo alla stesura dello Statuto sardo come componente della Consulta regionale e alla sua approvazione definitiva in sede di costituente, in particolare in riferimento alla formulazione dell’articolo 13. Articolo che rispecchia pienamente il concetto di autonomia elaborato da Laconi, non come valore in sè, ma come strumento per avviare una radicale trasformazione economica e sociale della Sardegna, strumento necessario per porre fine allo sfruttamento di tipo semicoloniale e all’oppressione burocratica che attanagliava l'isola.<br/ Convinzione che lo vide impegnarsi concretamente per la ricerca di ampie alleanze a sostegno della battaglia per il piano di rinascita della Sardegna.
Certo oggi si potrebbe dire che lo statuto approvato fu un compromesso al ribasso (come sostenne lo stesso Lussu “ci aspettavamo un leone ci è arrivato un gatto”), per l’incapacità della classe politica di richiedere l’autonomia ponendosi in posizione preliminare, e per la scarsa consapevolezza della classe politica sarda che la specificità della Sardegna non era solo il riflesso dell’arretratezza economica ma si radicava nel suo patrimonio storico, antropologico, culturale e linguistico. Lo statuto doveva essere anche il riconoscimento di questo patrimonio e non un semplice strumento per superare il dislivello economico. Ovviamente non si può non considerare la situazione disperata in cui si trovava la Sardegna dopo il conflitto o il fatto che, rotta la cosiddetta “unità antifascista” e comunisti e socialisti cacciati dal governo, l'entusiasmo regionalista dell'Assemblea si era molto attenuato con un brusco ribaltamento di posizioni. Da una parte i Dc, eredi dell'autonomismo sturziano molto attenti a non allentare il cordone ombelicale fra Stato e regioni, e le sinistre, dall'altra, rapidamente passate da posizioni di centralismo “alla russa” ad un sostegno forte delle rivendicazioni regionali.
Così come non possiamo non riflettere sul fatto che le questioni sollevate da Laconi sono oggi ancora attuali e come direbbe lui “che ben poco è mutato finora nella vita dell’isola”. Ad iniziare con la questione agricola, con solo il 15% delle terre irrigue coltivate. La questione energetica, oggi come allora “un prezzo molto elevato che incide profondamente sui costi di tutta la produzione industriale” parole di Laconi non mie. La questione del lavoro, dello spopolamento e dell’emigrazione. Oggi come ieri o l’autonomia è strumento di rinascita dell’isola o per citare ancora lo stesso Laconi “gli istituti autonomisti esautorati e svuotati si ridurranno ad apparato oneroso e inutile". 
Credo che proprio la condivisione di questo principio debba dirigere ogni attuale azione politica difesa della nostra autonomia e specialità che, a differenza di quello che si racconta, non è al sicuro e le ultime riforme costituzionali se non lo mettono in discussione, rischiano proprio di ridurne senso e potenzialità, indirizzandola a quell'apparato oneroso ed inutile facilmente eliminabile.