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28 ottobre 2016

Incontro con i Sindaci e comitati Rete sanità pubblica 
“La rete ospedaliera deve essere affiancata da un adeguato servizio di emergenza – urgenza e da una rete sanitaria territoriale”

«Siamo ancora nella fase istruttoria della proposta sul riordino della rete ospedaliera, al momento all’esame della commissione competente, un’operazione complessa e delicata che richiede tutti gli approfondimenti del caso e l’ascolto di tutti i territori coinvolti». Sono le rassicurazioni che il presidente del Consiglio, Gianfranco Ganau ha dato questa mattina ad una trentina di sindaci provenienti dai vari centri dell’isola, ricevuti in presidenza al termine della manifestazione promossa a Cagliari dai primi cittadini e dai comitati e associazioni riuniti nella Rete sarda per la difesa della sanità pubblica.
Accompagnati dal presidente dell’Anci, Piersandro Scano e da Claudia Zuncheddu in rappresentanza dei cittadini riuniti nella Rete, i sindaci hanno invitato il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda e i consiglieri regionali presenti all’incontro, ad una rivisitazione totale della proposta di riordino della rete ospedaliera, approvata a febbraio dalla Giunta regionale e ancora all’esame della commissione competente. «Credo che senza una proposta di servizio di emergenza – urgenza e un’ adeguata rete territoriale sanitaria – ha sottolineato il massimo rappresentante dell’Assemblea sarda - la rete ospedaliera non possa essere applicata correttamente e fornire risposte adeguate alle comunità. L’impegno del Consiglio regionale, e il fatto che la proposta sia ancora in discussione in commissione Sanità lo dimostra, è quello di continuare ad ascoltare i territori per raggiungere l’obiettivo della riforma che non è solo quello di contenere i costi, necessario e non più rinviabile, ma anche quello di garantire a tutti i sardi un’assistenza sanitaria di qualità».

 

 

 

 

 

24 ottobre 2016

Massimo impegno da parte del Consiglio regionale per garantire un futuro allo scalo aeroportuale del Nord Sardegna


«C'è la massima attenzione sulle sorti dell'aeroporto di Alghero da parte di tutti i consiglieri regionali e la volontà unanime espressa chiaramente da tutti i capigruppo di intervenire il più rapidamente possibile per garantire un futuro allo scalo aeroportuale del nord Sardegna». Così il massimo rappresentante dell'Assemblea sarda durante l'incontro convocato questa mattina a Sassari, negli uffici della Regione dal primo cittadino, Nicola Sanna insieme ai sindaci, ai consiglieri regionali e ai parlamentari del territorio con l'intento di condividere un percorso unitario per il salvataggio dell'aeroporto di Fertilia.
«Sino ad un mese fa avevamo un'unica strada da seguire, quella della privatizzazione – ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale – da circa un mese esiste un'opportunità diversa grazie al decreto Madia. Il percorso che stiamo seguendo è la definizione di un disegno di legge, che verrà approvato dalla Giunta regionale proprio in questi giorni, e che prevede la ricapitalizzazione della società di gestione dell'aeroporto di Alghero la cui applicazione però non avrà tempi brevi: intanto è necessaria l'autorizzazione da parte dell'Enac, prima della sua approvazione definitiva in Consiglio, poi i passaggi con Bruxelles. La scadenza del 28 novembre – ha aggiunto il presidente Ganau – relativa al bando per la privatizzazione dell'aeroporto, non può al momento essere messa in discussione e personalmente credo che faccia parte di un percorso utile e necessario che possa dare dopo tanti anni una prospettiva diversa e più sicura a tutto il territorio. Massimo impegno da parte nostra – ha concluso Ganau – a licenziare nel più breve tempo possibile il testo di legge della Giunta che valuteremo insieme ai capigruppo se portare in aula con una procedura d'urgenza, attraverso l'articolo 102 del regolamento. Ritengo utile e decisamente più percorribile la proposta avanzata che prevede la definizione di un disegno di legge ad hoc che segua un percorso indipendente da quello della ricapitalizzazione della società di gestione e che definisca un sistema che garantisca gli incentivi ai vettori aerei che operano collegamenti internazionali, attraverso il Piem, ovvero il principio del pubblico investitore in economia di mercato».

 

 

 

 

 

7 ottobre 2016

Intervento dell’audizione del Presidente Ganau alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito


Un ringraziamento sentito al Presidente Scanu e a tutta la Commissione per l'attenzione rivolta al problema degli effetti dell'utilizzo per fini militari dell'uranio impoverito.
Ho ben chiaro il compito che vi è stato dato e che non spetta a questa commissione chiudere i poligoni. Ma non è un caso che la commissione si trovi qui in Sardegna, perché la nostra è la regione d’Italia nella quale si concentrano oltre il 60% delle servitù militari e dove hanno sede tre poligoni di tiro: Capo Frasca, Capo Teulada e Salto di Quirra. In particolare, il Poligono Interforze Salto di Quirra, è il poligono sperimentale più grande d‘Europa; le attività addestrative svolte al suo interno, dal 1956 ad oggi, vanno dai lanci di missili aria-terra, terra-mare fino a sperimentazioni di vario genere svolte sia dagli eserciti di Paesi alleati che da aziende produttrici di armi e a quelle non meno pericolose di quelle militari svolte dal CSM, centro sviluppo materiali.
Ritengo inutile, però, fare un elenco di dati e numeri che a voi sono ben noti e mi limiterò a ribadire, in modo chiaro e inequivocabile, la volontà dei sardi espressa con chiarezza dal Consiglio regionale che lo rappresenta con atti che si perdono nella notte dei tempi a partire dal protocollo d’intesa del 1985 Melis-Spadolini. E’ di giugno del 2014 l’ultimo atto del Consiglio con cui si ribadisce la richiesta, cito testualmente, “della progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la dismissione dei poligoni”. Nessun dubbio e nessun ripensamento su questo. Dal 1956, anno in cui sono stati insediati la maggior parte dei poligoni di tiro sul territorio nazionale, ad oggi i tempi sono certamente mutati, così come sono cambiate le esigenze strategiche e geopolitiche dell’Italia e degli alleati della Nato. A tal proposito ho apprezzato e mi rassicurano le dichiarazioni del Presidente Scanu e il suo impegno a muoversi nel solco del documento conclusivo della corrispondente commissione al Senato della scorsa legislatura, votato all’unanimità, che propone la riconversione del Salto di Quirra e la graduale chiusura di Capo Frasca e Capo Teulada. A ciò si aggiunga la necessità non più derogabile dell’avvio di monitoraggi indipendenti sui danni sanitari e di salute pubblica legati alla presenza dei poligoni militari e l’istituzione di osservatori permanenti indipendenti per il monitoraggio ambientale al loro interno. La Regione Sardegna si vuole far carico di questo compito e ha individuato nell’ARPAS l'organismo regionale deputato a queste attività, presentando formale richiesta al governo, senza ottenere ad oggi nessuna risposta. Non è più tollerabile l’omissione sui rischi e le conseguenze delle esercitazioni e di tutte le altre attività effettuate nei poligoni sardi. Da anni oltre ai problemi legati alla sottrazione di sovranità sulle aree interdette si sono sovrapposti complessi e delicati motivi di ordine igienico-sanitario su cui anche questa Commissione è stata chiamata ad indagare. Oggi siamo ben oltre il semplice sospetto di una nesso di causalità tra l’uranio impoverito e le malattie che hanno colpito i nostri militari: è infatti del maggio 2015 la sentenza della Corte d’Appello del Tribunale di Roma, che condanna in secondo grado il Ministero della Difesa a risarcire 1 milione e 300mila euro alla famiglia di un sottufficiale deceduto per un tumore contratto durante una missione in Kosovo, tra il 2002 e 2003, attestando che «esiste, in termini di inequivoca certezza, un nesso di causalità tra l’esposizione alle polveri di uranio impoverito e la patologia tumorale». E in ogni caso in materia di salute pubblica deve valere il principio di precauzione; deve essere lo Stato a dimostrare che le attività dei poligoni non minacciano la salute dei sardi e non dunque i sardi a dimostrare che con i poligoni ci si ammala e si muore. Questo ci porta a chiedere con ancora più determinazione studi epidemiologici e monitoraggi ambientali e a ritenere insensate e irriguardevoli verso le vittime e verso i sardi ogni affermazione che frappone allo smantellamento dei poligoni le necessità della difesa nazionale. Le aree gravate da servitù militari devono essere riconsegnate nella disponibilità dei sardi che su quelle aree devono poter ricostruire il proprio destino di pace. Non dobbiamo ripetere gli errori commessi alla Maddalena dopo la dismissione della base USA ma ciò che è più importante, sulla Maddalena, voglio ribadire il dettato dell’ordine del giorno approvato il 18 febbraio del 2015 dal Consiglio regionale, laddove si esprime la ferma contrarietà all’imposizione della servitù militare a protezione del deposito di munizioni di Guardia del Moro. La richiesta di riesame del decreto è ad oggi senza risposta. Anzi, senza alcun coinvolgimento del governo regionale né tanto meno delle comunità locali, viene disposta la ‘Riconfigurazione - ossia l’ampliamento- del pontile sud dell’Isola di Santo Stefano alla Maddalena. Le proteste dei pescatori di questi giorni nell’oristanese sono il simbolo di due modelli di sviluppo che non possono più coesistere e non è più solo una questione di indennizzi, che ovviamente vanno riconosciuti, perché si rivendica il diritto alla sovranità sui propri territori. In particolare, in riferimento al caso di Marcedì, denuncio che la modifica dell’area di sgombero a mare del poligono di Capofrasca era stata già individuata e approvata dal Co.Mi.Pa. nel 2001 per poi essere arbitrariamente e unilateralmente cancellata nel 2005. Ci auguriamo che questa commissione possa scrivere la parola fine sulle penose vicende di Capofrasca, di Guardia del Moro, di Quirra e su tutte quelle che caratterizzano l’operare nei poligoni della Sardegna, restituendo così ai sardi territorio, salute, dignità e speranza. Ed è per queste ragioni che oggi affermo con nettezza l’esigenza politica di un addendum al Patto per la Sardegna che scriva il piano per la progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la totale dismissione dei poligoni, nonché determini la compensazione economica dei danni ambientali, sanitari ed allo sviluppo subiti a causa del gravame militare, insieme con le risorse necessarie per le bonifiche e la riconversione dei siti, così come chiesto dal Consiglio regionale il 17 Giugno del 2014.

 

 

 

7 ottobre 2016

Serve un addendum al Patto per la Sardegna sui vincoli militari e la dismissione dei poligoni


E’ un’esigenza politica forte la predisposizione di un addendum al Patto per la Sardegna che scriva il piano per la progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la totale dismissione dei poligoni, nonché determini la compensazione economica dei danni ambientali, sanitari ed allo sviluppo subiti a causa del gravame militare, insieme con le risorse necessarie per le bonifiche e la riconversione dei siti, così come chiesto dal Consiglio regionale il 17 Giugno del 2014.
E' la proposta che ho avanzato durante l’audizione di questa mattina nella Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito, convocata in Prefettura a Cagliari, al termine di una settimana di sopralluoghi nelle aree militari della Sardegnala. Il Consiglio regionale che rappresento, nel giugno del 2014 con l’ultimo atto del Parlamento sardo che ribadisce la richiesta “della progressiva diminuzione delle aree soggette a vincoli militari e la dismissione dei poligoni.
La liberazione delle aree gravate da servitù militari deve essere accompagnata da piani di sviluppo seri e concreti che partano dalla bonifica dei territori inquinati, insieme all’avvio di un tavolo tecnico che ridefinisca il sistema dei contributi ai comuni maggiormente gravati da servitù militari.

 

 

 

27 settembre 2016

Attentato al sindaco di Segariu,


Oggi il Consiglio regionale ha il dovere di sostenere sino in fondo il presidente della Regione affinché riesca ad intervenire in maniera incisiva nei confronti del Governo, così come definito ieri nell'ordine del giorno firmato da tutti i capigruppo e approvato all’unanimità dall'Assemblea regionale.
Il sindaco di Segariu non deve sentirsi solo, così come il primo cittadino di Orotelli e la sua famiglia e tutti quegli amministratori locali vittime negli ultimi mesi ed anni di inaccettabili crimini. Sarà compito del Parlamento sardo in quella che non può che essere una battaglia comune, coadiuvare la presidenza della Regione affinché il Governo aiuti concretamente la Sardegna e le istituzioni ad affrontare seriamente quello che è diventato un fenomeno criminale, e consentire che vengano adottati tutti i provvedimenti necessari per assicurare maggiori risorse finanziarie e celerità nelle procedure per l'intervento Reti per la sicurezza del Cittadino e del Territorio.
Ad Andrea Fenu e alle comunità di Segariu, Guasila e Orotelli manifesto tutta la mia vicinanza e quella dell’assemblea regionale che rappresento.