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5 agosto 2018

5 Agosto discesa dei Minicandelieri



Nei balli e suoni dei mini candelieri il futuro della nostra storia e delle nostre tradizioni

 

 

4 agosto 2018

A Banari per la foto più grande del mondo



Ho voluto partecipare a questa iniziativa che l'amministrazione comunale di Banari a realizzato per combattere lo spoposlamento. Si tratta di una iniziativa originale ed intelligente che unisce la comunità e la pone al centro dell'attenzione, per non subire passivamente lo spopolamento. I 570 abitanti di Banari  si sono sistemati su di una tribuna in piazza S. Giacomo e si sono fatti fotografare da Marco Ceraglia per realizzare la foto di gruppo più grande del mondo. Gli scatti sono stati  due: il primo sorridenti ed il secondo con il volto coperto da cartoni numerati. Questo per rappresentare come ha detto Marco Ceraglia il modo in cui ci vedono gli altri e come ci trattano. E non come siamo. Questa foto diventerà un poster che verrà posizionato nell' incrocio sulla strada 131 per ricordare a tutti quelli che passano che a pochi chilometri c'è una comunità che vuole resistere.

 

 

3 agosto 2018

Firmato l'accordo per l'ex Casa circondariale di San Sebastiano di Sassari



Questa mattina a Sassari ho partecipato all'incontro fissato a Palazzo Ducale per la sigla dell'accordo sulla riqualificazione e riconversione in Polo giudiziario dell'ex Casa circondariale di San Sebastiano tra Regione Sardegna, Comune di Sassari, Agenzia del demanio, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo e Ministero della Giustizia. Il percorso è stato avviato quando ero sindaco della città di Sassari e da subito fu necessario scegliere allora il riutilizzo di questa grande e vecchia struttura che aveva tutte le caratteristiche di un bene culturale e quindi sottoposta a tutta una serie di vincoli architettonici. La proposta naturale che poi è stata accolta dalla città, è stata quella di trasferire lì gli uffici giudiziari, scelta che avrebbe portato sicuramente dei vantaggi: intanto il riutilizzo di un bene pubblico di grande rilevanza, anche dal punto di vista storico, e poi un notevole risparmio economico da parte dell'allora amministrazione comunale che spendeva più di un milione di euro per gli affitti degli uffici giudiziari, e infine una nuova funzionalità e interrelazione con il Tribunale grazie alla scelta di accorpare gli uffici. Credo sia stata una scelta importante che ha trovato da subito un grande consenso da parte dei cittadini, una di quelle rare occasioni di condivisione unanime, e che successivamente ha potuto contare anche sulla supporto dei ministeri coinvolti e dell'Agenzia del demanio. Tutto questo ha consentito oggi di firmare questo accordo che considero il primo atto formale di un percorso che mi auguro davvero possa essere realizzato nei cinque anni previsti.

 

 

24 luglio 2018

Ricordando Luigi Cogodi



La storia dell’Autonomia della Sardegna altro non è che non è che la biografia dei sardi che in questi settant’anni l’hanno ben praticata.
Così come la storia della Sardegna immagino che sia fatta da chi, prima ancora di essere un grande, ha saputo essere piccolo. In politica, soprattutto, e nella vita, prima di tutto.
Con queste premesse, credo sia più facile per tutti comprendere la “grandezza semplice” di Luigi Cogodi che oggi ricordiamo come sardo, come autonomista, come avvocato, come politico e come uomo.
Per capire l’attualità del suo pensiero e la sua coerenza ideale ritengo invece sia sufficiente elencare i temi all’ordine del giorno della politica sarda: dall’urbanistica al lavoro; dalla lotta alle povertà ai diritti.
Sono stati questi, infatti, i titoli dell’agire politico di Luigi Cogodi e mi piace considerare la lotta all’abusivismo, il piano regionale del lavoro, la prima proposta di legge per il reddito di cittadinanza, la tutela delle madri di Plaza de Mayo, come le efficaci declinazioni della sua incessante azione politica e del suo impegno costante contro i soprusi e a difesa dei più deboli.
Non c’è retorica in queste parole.
C’è, invece, la constatazione dell’impronta profonda che Luigi Cogodi ha lasciato lungo il nostro cammino autonomistico, nel Consiglio regionale e in tutte le istituzioni che hanno avuto l’onore di accoglierlo.
Ma il segno che più ci piace ricordare è quello che Luigi ha lasciato nella nostra comunità di sardi, nelle sezioni del partito, tra il popolo, nei piccoli centri della nostra Isola come la sua San Basilio e nelle grandi battaglie per la rinascita della nostra Sardegna.
Un segno fatto di profonda umanità, di grande disponibilità verso il prossimo, di generosità d’animo, di semplicità, di speranza e di lotta.
Il suo arrivare in alto, partendo dal basso è la lezione che, nei tempi frenetici della comunicazione e delle carriere fulminee e fragili, ci ricorda che passione, dedizione, costanza e impegno sono le premesse della nostra militanza politica.
Penso che oggi si possa affermare, senza pericolo di smentita, che un pezzo importante della classe dirigente della sinistra sarda nasce da questa straordinaria esperienza di vita politica vissuta insieme e al fianco del compagno e amico Luigi. E penso anche che non sia un caso che l’uomo e il politico Cogodi manchino così tanto alla politica sarda, prima ancora che alla sinistra sarda.
Perché è evidente a tutti che la narrazione sui blog e il post sui social non può essere sufficiente a nutrire la nostra voglia di buona politica e la necessità di ragionamenti profondi che analizzino e spieghino, vicende complesse e delicate come sono quelle che riguardano le ingiustizie subite e le grandi questioni insolute che penalizzano la Sardegna.
Non basta un tweet per ritrovarci attorno a valori comuni, per riconoscerci insieme in un programma condiviso o per sentirci partecipi di un grande progetto di riscatto per la nostra Isola.
Ci serve qualcosa di più e di più grande. Ci serve un’altra volta la politica. Ci serve un’altra volta la buona politica e ci servono politici buoni e capaci, come lo era Luigi Cogodi.
Avanguardia ambientalista, quando la sinistra era forse troppo concentrata sulle ciminiere della industrializzazione forzata e primo baluardo contro la cementificazione, quando in troppi pensavano che lo sviluppo si misurasse con i metri cubi vista mare. Inventore del piano regionale del lavoro, quando in molti accarezzavano l’idea di lasciare il destino di operai e disoccupati nelle mani e nelle logiche spietate dei mercati sempre più liberalizzati.
Dieci anni consecutivi nel Consiglio comunale di Cagliari, dal 1970 al 1980, in una stagione dunque non banale per la politica e per la società sarda, hanno aperto le porte del Consiglio regionale al fu leader delle battaglie studentesche cagliaritane. È infatti nell’ottava legislatura della Autonomia che Cogodi entra a fare parte dell’assemblea sarda, dove dal 23 gennaio del 1981 e fino al 10 novembre dell’anno successivo, ricopre la carica di presidente della commissione Riforma dello Statuto.
Rieletto in Regione, il 6 luglio del 1984, sempre nelle liste con la Falce e Martello del Partito comunista italiano, il 28 settembre è nominato assessore degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica nella prima giunta laica, sardista e di sinistra, guidata dall’indimenticabile Mario Melis. Confermato all’Urbanistica dopo il rimpasto del 9 agosto ’85 conclude la sua esperienza al governo della Regione nel luglio del 1989, con la delega del Lavoro che aveva ricevuto nell’agosto del 1987.
La terza legislatura consecutiva in Consiglio è quella che è andata dal luglio 1989 al 1994 e la svolta della Bolognina spinge Cogodi alla guida del gruppo Misto e poi, dall’agosto ’92 fino al marzo 1993, alla presidenza del gruppo, con gli ex del Psd’Az, denominato Rinascita e sardismo.
Una stagione fuori dalle istituzioni e poi, dopo un lustro di pausa, il suo ritorno da protagonista in Consiglio regionale. Nel 1999 è eletto per la Dodicesima legislatura ed è il capogruppo di Rifondazione comunista in una delle stagioni travagliate e incerte della nostra Autonomia.
Il 28 aprile del 2006 è proclamato eletto del PRC alla Camera dei Deputati, dove resta, per quello che risulterà il suo ultimo incarico istituzionale, fino all’aprile del 2008.
In oltre trent’anni di servizio alle istituzioni, la sua militanza autonomista è stata sempre coerente e ferma, il suo essere comunista è stato però il tratto distintivo e indelebile del suo prezioso impegno. La sua appartenenza a Rifondazione mai è stato un riproporre una stagione passata, un nostalgico voltarsi indietro, quanto piuttosto un guardare ancora avanti, guardando però sempre negli occhi i più umili e gli ultimi.
Ecco, tutto questo, per me, è stato Luigi Cogodi. Conscio che il politico, l’uomo e l’amico Luigi sia stato molto altro e molto di più. Soprattutto per quanti, possono onorarsi dell’essergli stati amici, ma anche per noi, che abbiamo avuto modo di apprezzarne l’impegno, la coerenza e l’onestà di sardo generoso e autentico.

 

 

23 luglio 2018

La Sardegna ha bisogno del metano, è una necessità non più rinviabile



Questa mattina al convegno organizzato a Cagliari dalla Cisl Sardegna, sul tema “La Sardegna e il riconoscimento dei diritti dell'insularità e delle pari opportunità”. 
Il nuovo Governo sta mettendo in discussione i piani di metanizzazione dell'isola, è giusto che vadano sottoposti ad un'attenta analisi dei costi e dei benefici, ma sono altrettanto convinto che la Sardegna abbia necessità del metano, una necessità rinviata da troppo tempo e che deve servire in questa fase di transizione, non più rinviabile. È una scelta che va sostenuta con forza per le imprese, per le famiglie e soprattutto per i cittadini. Ho anche ho ricordato che siamo l'unica regione italiana priva di energia a basso costo con una grave penalizzazione per i cittadini e per le famiglie e soprattutto per le imprese che devono sostenere gravi costi aggiuntivi. Si è calcolato che sostituendo una quota pari al 20 per cento delle vendite finali dei derivati del petrolio con metano, si otterrebbe un risparmio complessivo di 432 milioni di euro all'anno, oltre ad un evidente miglioramento delle emissioni inquinanti.
La Sardegna è ancora esclusa dalle grandi reti infrastrutturali nazionali ed europee, unica regione priva di autostrade, esclusa dalle risorse per i piani autostrade nazionali, senza collegamenti ferroviari ad alta velocità dove è assente una vera continuità territoriale sia aerea che marittima che si scontra con l'imposizione degli aiuti di Stato che ne impedisce di fatto la sua piena realizzazione, criteri che vengono applicati alla Sardegna, come se fossimo sulla terra ferma. L' essere isola comporta una condizione di arretratezza economica e sociale crescente testimoniata anche dalla riattivazione dei percorsi di emigrazione, non più solo intellettuale ma anche non qualificata che si sposta in cerca di quelle opportunità di lavoro negate in Sardegna. Soltanto attraverso la compensazione degli svantaggi che condizionano le regioni insulari, queste possono operare secondo il regime di concorrenza che per l'Unione europea rappresenta il cardine del funzionamento del mercato interno. In assenza di specifici strumenti solidaricistici, i disagi sono destinati a crescere come testimoniano i tassi di disoccupazione e le percentuali di istruzione universitaria che risultano pari poco più della metà della media europea.
Sbaglia chi sminuisce e minimizza il significato della battaglia per il riconoscimento in Costituzione del principio di insularità. Questa è una battaglia indentitaria che deve diventare una battaglia di popolo per coinvolgere e convincere tutti i sardi. Ci sono ancora troppe remore nei partiti e in alcuni settori della società civile rispetto a questo percorso, credo sia un errore non cogliere, sino in fondo, il significato politico.